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STEP [ II ]

Socìetas Raffaello Sanzio
La seconda Neanderthal (prima assoluta)

BALLO
Coreografia, scene e costumi di Claudia Castellucci
Musica di Scott Gibbons, ispirata al Sacre du Printemps di Igor Stravinskij
Interpreti della compagnia di ballo Mòra: Gloria Dorliguzzo, Rob Fordeyn, Beatrice Mazzola, Eugenio Resta
Direzione tecnica: Eugenio Resta
Tecnico: Mauro Piras
Produzione: Francesca Melis, Cosetta Nicolini
Organizzazione: Lorenzo Mori, Valentina Bertolino

Produzione:
riverrun - performing arts / Socìetas Raffaello Sanzio
Fundacja Nuova, Poznan/Hellerau-European Center for the Arts, Dresden/ Festival Wiosny, Poznan/Teatr Wielki ,Poznan,(con il sostegno di Istituto Adama Mickiewicza, Polish-German Foundation,Elevenprogramm of Palucca Hochschule für Tanz e Semperoperballett)/Théâtre de la Place, Liège–centre européen de création théâtrale et chorégraphique



Le genti Neanderthal si estinsero per mancanza di discendenza. La decisione di rimanere nelle caverne, paghi di una realtà artificiale che arricchiva la vita, segnò il momento di una separazione irreversibile dal resto dell’umanità coetanea.
Ora il ballo parla di una seconda Neanderthal, cioè di un altro momento in cui l’umanità deve decidere, in base alla propria posizione locale e culturale, se e cosa lasciare.
Le Sacre du Printemps di Igor Strawinskij, una musica che Adorno giudicò come “terrificante e folle” è stata scelta come fondamento per questa danza, perché dispiega l’ambito elementare e ciclico dell’eterno sorgere e tramontare; l’ambito che si apre alla coscienza iniziale dell’umanità.
Claudia Castellucci ha dapprima lavorato su questa partitura originale, e poi ha affidato al compositore statunitense Scott Gibbons il compito di riscrivere interamente la musica in base ai movimenti della danza.
Lo schema narrativo, discostandosi da quello tradizionale, capta nella storia profonda dell’umanità il proprio tema. Il drammatico dilemma spaziale di Neanderthal ritorna in una danza che si propone come attività reale, come disciplina metafisica che risponde al dilemma. La danza orienta il nuovo cammino di superamento dell’orizzonte abituale e rappresenta il separarsi nel modo più chiaro possibile dalla nuova caverna : l’arte.
Claudia Castellucci riprende in questa danza il proprio studio sul ritmo. La misura nel movimento è insieme metronomica e morale, ll gesto è dentro un tempo dato, ma è capace di porre se stesso come asse del tempo, come l’origine e compimento.


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