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STEP [ I ]

PATHOSFORMEL

WORKSHOP - STUDI ANATOMICI SULLA VISIBILITA' DEL CORPO
18-27 ottobre 2011

Il workshop ha indagato la presenza di un corpo in lotta con il proprio supporto di visibilità: uno studio anatomico sulla necessità di scandagliare e ricostruire l’immagine di un corpo sottratto alla scontatezza della sua presenza in scena. Alla ricerca di un’immagine che lasci affamato lo spettatore nella condizione di dover completare una forma riconoscibile e al tempo stesso incerta. Un pensiero sull’immediatezza dell’atto performativo - nel suo essere senza medium - al nulla che separa chi agisce da chi gli è posto di fronte.
Porre questo nodo come problematico: non rendere visibile il corpo ad ogni costo, ma svelarlo faticosamente, renderlo oggetto di una ricerca, farlo apparire unicamente attraverso il contatto con un proprio effimero supporto di visibilità. Il nascondimento dell’immagine del corpo non è un lavoro di sottrazione: si tratta piuttosto di concepire l’atto performativo come un’atto di fiducia nei confronti dell’immaginazione dello spettatore, colui che riceve in dono una forma della quale può fare ciò che vuole.



DITTICO SPETTACOLI
sala Minimax, Teatro Massimo - Cagliari
28-29 ottobre 2011 – dalle 21.00

LA TIMIDEZZA DELLE OSSA

Daniel Blanga Gubbay, Paola Villani
produzione: pathosformel
in collaborazione con: sezione autonoma Teatro Comandini, Cesena
menzione speciale: Premio Scenario 2007
premio UBU speciale 2008
pathosformel fa parte del progetto FiesFactory

Sulla superficie bianca riaffiorano quelli che sembrano essere resti umani o reperti di una civiltà sepolta: frammenti che si affermano in rilievo, che sembrano sbocciare da questa materia lattea per generare un bassorilievo in continuo movimento.
Setto nasale, femore, nocche e scapole sono scomposti ed esposti attraverso un’epidermide talmente sottile da non riuscire più a celare nulla: sono apparizioni che privilegiano gli spigoli delle ossa e comprimono la forma della carne, modificando la percezione del corpo fino a creare una sorta di danza radiografica. Del corpo umano rimane così la sola struttura portante e spariscono fisionomia, tratti distintivi e carne.
E ogni volta che il corpo si distacca, i rilievi vengono nuovamente inghiottiti dall’indifferente omogeneità del telo, come dettagli di un ricordo che si va lentamente perdendo; i frammenti divengono i caratteri di una nuova forma di scrittura che non può lasciare traccia o testimonianza.


VOLTA

Daniel Blanga Gubbay, Paola Villani
in scena: Roberta Locci e Monica Serra
produzione: pathosformel
coproduzione: centrale fies / riverrun
pathosformel fa parte del progetto FiesFactory e di APAP Network


In uno spazio scuro, si alternano i corpi neri parzialmente coperti da un sottile strato di cera bianca, simulacro della carne e supporto unico della visibilità. Gli arti e i frammenti del corpo sono visibili unicamente nelle parti coperte di cera, mentre spariscono - nelle parti libere - agli occhi dello spettatore. Il corpo nasce, ricoprendosi d’improvviso del materiale che lo renderà visibile in scena; si muove, compiendo movimenti attraverso i quali gli arti sembrano riguadagnare valore singolarmente: pezzi di corpo che creano un ritmo scenico, pur mescolandosi nel faticoso tentativo di ricostituire continuamente un’anatomia nota. Seguendo traiettorie orbitali, i corpi attraversano la scena, alternando rivelazione e sparizione; s’incontrano dando luogo ad esseri nuovi, generati dalla somma degli arti comuni rimasti visibili. Al di là della continua metamorfosi a cui la visibilità del corpo è assoggettata, esiste una seconda trasformazione, di natura irreversibile. Attraverso il movimento la cera si sgretola, trasportando il corpo in una sparizione progressiva. Le scaglie abbandonano il corpo, si distaccano lentamente o esplodono in frammenti minuscoli. Allo sparire del corpo corrisponde così la nascita progressiva di una nuova galassia in terra: pezzi candidi disseminati sul palco fino a formare un nuovo firmamento di origine umana.


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