riverrun


Vai ai contenuti

scheda spettacolo

produzioni > adynation

"adynaton"
di Mauro Tetti
vincitore “Premio di Drammaturgia Francesco Masala – 2010” -
regia: Fausto Siddi
con:
Andrea Atzori
musica di scena:
"il corpo del reato" di IOSONOUNCANE
organizzazione e distribuzione: riverrun

Adynaton (plurale adynata) è una figura retorica che significa "impossibile". Subordina infatti la possibilità che si verifichi un fatto a un altro ritenuto impossibile.

La Storia

Micheleddu è un giovane teppista buono, agile picchiatore, con un debole per le droghe. Attraverso gli occhi del fratello minore si racconta della sua breve vita e del suo ammazzamento. Il ritmo della disperazione sale fino a toccare l'ipotesi della vendetta. Tutto è intervallato da giostre di sogni in cui si cerca di fare cose impossibili: come raccogliere l'ombra del campanile.

Note di regia
E' un monologo crudo, sporco, diretto. Ha dentro tutta la potenza e l’universalità di un grido e come tale le parole non chiedono il permesso di irrompere con la loro durezza. Gridano una storia come tante, ai margini della società, dove i protagonisti sono ragazzi anch’essi come tanti, gettati nella voragine tragica dell’ingiustizia, sommersi dall’incapacità di cercare un altro “modo” possibile.La storia non stupisce, non è spettacolarizzata, non vuole insegnare o suggerire, vuole semmai essere, mostrarsi, anche se sotto la “luce finta” di un tempo teatrale. Anzi, la forza di Adynaton sta proprio nella sua “innocenza“ teatrale: cercare nella finzione scenica il luogo di una possibile compianto, l’elaborazione di un lutto. Allora, metterne a nudo questa finzione, scarnificando la scena e l’apparato teatrale, significa ricondurre il gioco mimetico al suo più intimo e campo di battaglia: il corpo dell’attore, con la sua verità “esposta”. Questo in Adynaton si chiede allo spettatore: riconoscere nel timbro della voce, nel tendine del piede, nello sputo e nella contrazione muscolare del adynaton di un’impossibile commozione empatica. Tutta l’opera mira a questo: condividere con il “giusto” attore un “giusto” percorso drammaturgico e costruire attorno alla suo “giusto” corpo, una possibile immaginaria motivazione di “giustizia” estetica.


Torna ai contenuti | Torna al menu